Molto bene carissimi amici, dopo un ottimo 1º episodio, tratto dall'omonimo romanzo di Joseph Hillström King che dimostra di avere lo stesso stile e tematiche del più noto padre Stephen Edwin King, Scott Derrickson dirige anche il 2º capitolo di Black Phone che, come vedremo nel corso della recensione, sarà decisamente differente dal suo predecessore.
Dopo aver ucciso il suo carceriere, nella mente di Finney continuano a riaffiorare i ricordi di quei terribili momenti, e gli sembrerà di vedere il serial killer conosciuto come "Il rapace" sempre davanti ai suoi occhi (forse anche per la gran quantità di cannabis scadente che fuma), inoltre, grazie al suo dono continuerà a sentire chiamate dall'aldilà da parte di anime in cerca del suo aiuto che nega freddamente. Anche Gwen, la sorella di Finey, continuerà ad avere visioni come nel film precedente, ma stavolta sarà lei la protagonista; durante i suoi sogni, Gwen assisterà agli ultimi momenti di vita di 3 ragazzini, vittime di morte violenta e gettati nelle fredde acque di lago ghiacciato, i quali emergeranno dell'acqua e affacciandosi davanti la spessa lastra ghiacciata, segneranno con il dito una lettera diversa che ovviamente indicherà le 3 iniziali del nome del loro carnefice. Il sogno che spingerà Gwen a indagare sulle origini delle terribili visioni, sarà una conversazione con sua madre da giovane che le rivelerà di avere avuto lo stesso tipo di sogno e di chiamare dal telefono pubblico di un noto campeggio per i giovani fortemente cattolico, e dunque Gwen convincerà il riluttante fratello e il suo fidanzato Ernesto, fratello di una delle vittime del rapace dello scorso film, a recarvisi per tentare di risolvere il caso della scomparsa dei ragazzini nella speranza di non avere più quelle terribili maledizioni. Ovviamente, non c'è da stupirsi se è evidente che il rapace in qualche modo è coinvolto nel caso; attirò in quel luogo Gwen per minacciare a telefono (essendo uno spirito) il fratello giurando di ucciderla per vendicarsi della morte di suo fratello a causa di Finey nel film precedente. Infatti, pur non avendo un corpo fisico, il rapace attraverso i sogni (un po' come Freddy Krueger) di Gwen potrà ferire e uccidere la ragazza.
Considerazioni finali
Dopo la fine del 1º film, quando si vociferava ancora di un sequel, sinceramente mi aspettavo un prequel perché non vedevo spiragli per poter continuare la storia. Personalmente mi è piaciuta l'idea del serial killer con le stesse facoltà di Freddy Krueger che può mettersi in contatto telefonico con Finey e con Gwen attraverso i sogni, per quanto l'idea sia derivativa e poco originale. Il punto forte del film è la fotografia e il montaggio del film, soprattutto per quanto riguarda le scene oniriche che inquietano e stupiscono per la loro qualità e per gli effetti visivi. Nonostante la trama sia semplice, non mancano anche temi filosofici sulla morte e su cosa possa esserci dopo di essa e se può considerarsi una bella esperienza, in un certo senso, nel finale commuovente quando la madre è serena perché i figli (in particolare Gwen) hanno contribuito a ritrovare i corpi dei bimbi inquieti e a sconfiggere (di nuovo) il rapace, la donna vuole febbrilmente parlare con Gwen poiché ha poco tempo, e le dirà che le vuole bene, che è fiera di loro e confermandole che non si sta poi così male nell'altra vita. Film indubbiamente differente rispetto al suo predecessore perché oramai Il rapace non ha più un corpo fisico, quindi il tipo di minaccia da affrontarla cambia radicalmente, ma il regista riesce comunque a riproporre l'intera essenza della saga e soprattutto l'uso dei telefoni neri come mezzo per comunicare tra il mondo dei vivi e dei morti.
Voto: 8/10
Gerry
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