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Il diavolo veste Prada (2006): La tenera aspirante giornalista Andy vende l'anima nell'alta moda

Molto bene carissimi amici, oggi trattiamo un film cult del 2006 di David Frankel, che tornerà alla regia con un seguito in uscita in Italia il 1º maggio a distanza di 20 anni, ovvero Il diavolo veste Prada (The Devil Wears Prada) che mi è stato molto consigliato da molti amici (soprattutto amiche). Sinceramente dopo la visione l'ho trovato un film tutto sommato ok, che oggettivamente per un pubblico prettamente feminile può essere molto apprezzato, ma non è esattamente proprio nelle mie corde, tuttavia ho gradito il messaggio critico finale.


La protagonista è una giovane ragazza di nome Andrea (Andy per gli amici) fresca di laurea, e con il sogno di diventare una giornalista affermata, decide così di entrare in un modo a lei completamente estraneo e di cui non ha alcun interesse quale la moda, di cui non conosce nemmeno i rudimenti vestendosi sempre in modo molto semplice e raffazzonato, solo perché confida nel fatto che lavorando come 2ª assistente della direttrice della rivista prestigiosa di alta moda Runway, Miranda Priestley, una vera e propria autorità del settore, avrebbe ricevuto ottime referenze per impieghi futuri. Il colloquio di lavoro di Andy è un disastro, giudicandola solo per gli abiti che indossava, Miranda era sul punto di mandarla via, tuttavia alla fine decide di scommettere su una ragazza diversa dal solito, non super magra e alla moda, ma con la voglia di fare e determinata a stupirla. Peccato però che Andy finirà in un nido di serpenti con colleghe che la scherniscono, in particolare Emily che è la 1ª assistente palesemente gelosa di lei e con l'intento di conservare la propria posizione con unghie e denti e poi c'è lei, il diavolo che veste Prada Miranda che invece di impiegare Andy per il suo titolo di studio nella redazione del giornale, le ordina di prenderle da mangiare e bere, rispondere alle chiamate e a occuparsi delle esigenze delle sue odiose figlie gemelle chiamandola ad ogni ora e costringendola a rinunciare alle uscite con i propri amici e a passare del tempo con il suo ragazzo il cui rapporto si incrinerà. Ad un certo punto Andy è sul punto di mollare, ma alla fine decide di lottare rinunciando a essere sé stessa, a non indossare più abiti dozzinali, ma d'alta modo e diventando un'assistente impeccabile soffiando il posto e i privilegi dell'insopportabile Emily, e durante una delle sue commissioni, incontrerà anche l'avvenente Freelance e promettente giornalista Christian Thompson che le farà una corte spietata. Verso il finale, dopo un complotto ordito da uno dei dipendenti più fedeli di Miranda per toglierla dal suo trono di direttrice di Runway, che la donna prevede ed evita abilmente, confidandosi con Andy le riconosce i suoi meriti e le fa notare che anche la ragazza oramai è identica a lei perché per sopravvivere in un mondo lavorativo così spietato e competitivo, ha dovuto essere cinica rubando la posizione prestigiosa di Emily anche se non propriamente in cattiva fede, ma perché non aveva alcuna scelta se voleva avere la possibilità di una carriera futura. Tuttavia, il solo pensiero di Andy di corromersi e poter diventare una 2ª Miranda, fa si che la sua moralità emerga e per dignità decida finalmente di mollare il suo lavoro con un epilogo melenso che le porterà successo in un futuro impegno e nella propria vita sentimentale.

Considerazioni finali

Date le premesse iniziali, vedendo il film al principio avrei preferito vedere Andy avere un ruolo più incisivo all'interno della direzione editoriale della rivista e scrivere articoli data la sua preparazione universitaria invece di limitare il suo personaggio a schiava che deve tacere e sopportare le angherie e i capricci della sua capa. Ma giustamente, non ci sarebbe stato il pretesto narrativo per mostrare la vendita simbolica della sua anima alla luciferina Miranda vestita con capi di abbigliamento Prada. Direi che il messaggio e che anche se si esce da poco dall'università, non è sempre detto che il nostro 1º lavoro sia immediatamente attinente al nostro titolo di studio, per necessità (nel caso di Andy pagare l'affitto) bisogna scendere a compromessi con i nostri datori di lavoro, e una volta inseriti nel mondo lavorativo, bisogna sopravvivere cinicamente con qualsiasi mezzo anche a discapito di un nostro collega sacrificando anche i nostri rapporti amicali e affettivi fino a quando si riesce ad ottenere un lavoro più consono al nostro curriculum e alle nostre esigenze, almeno che non si decida che la nostra dignità e moralità vengano prima di tutto. Temi affrontati che non riguardano solo il mondo della moda, ma estendibili a qualsiasi ambito lavorativo.

Voto: 6/10

Gerry


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